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Area Riservata

 Ven 16 Feb 2018

USO DEI RILEVATORI DI GAS PER L’ACCESSO AGLI SPAZI CONFINATI

  attrezzature di lavoro , sicurezza , spazi confinati

Immagine

Per spazio confinato si intende un qualsiasi ambiente limitato, identificabile proprio per la presenza di aperture di accesso di dimensioni ridotte, come nel caso di serbatoi, silos, tubazioni, recipienti adibiti a reattori, sistemi di drenaggio chiusi, fosse e reti fognarie; ambienti nei quali il rischio di infortuni/eventi gravi/mortali è molto elevato a causa della presenza di sostanze pericolose o condizioni di pericolo in genere (ad es. mancanza di ossigeno). Altri tipi di spazi confinati, non altrettanto facili da identificare ma ugualmente pericolosi, possono essere vasche e pozzi, camere di combustione all’interno di forni, cisterne aperte, tubazioni, ambienti in genere con ventilazione insufficiente o assente.

Tale definizione è applicabile a qualsiasi attività industriale ma anche al settore delle utenze (acqua e acque reflue, elettricità, telecomunicazioni e gas), all’edilizia, all’industria petrolchimica, alle applicazioni marine, al settore agricolo, alimentare, vinicolo, nonché ai servizi di emergenza.

Benché, ove possibile, l’accesso agli spazi confinati sia generalmente sconsigliato, ovviamente questa opzione non è sempre disponibile. Nei suddetti settori si presentano spesso necessità tali per cui i lavoratori o gli addetti ai servizi di emergenza devono entrare in aree potenzialmente pericolose per effettuare ispezioni, o per interventi di manutenzione ordinaria, riparazioni di emergenza, o interventi di soccorso.

Anche nel migliore dei casi il lavoro negli spazi confinati è di difficile attuazione. Spesso gli operatori indossano e usano DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) specifici in relazione alle attività che andranno a condurre, ma non sempre l’attenzione ai rischi propri dell’ambiente confinato viene considerata con le giuste proporzioni.

In particolare, risultano di fondamentale importanza gli strumenti di rilevazione della qualità dell’aria, per la difesa dai gas pericolosi (metano, anidride carbonica, ossido di carbonio, etc.), ma anche e soprattutto per l’identificazione della carenza di ossigeno (causa di elevato numero di incidenti mortali). Il D.lgs. 81/2008 (art. 66 “lavori in ambienti sospetti di inquinamento” – art. 85 “protezione degli edifici” – art. 121 “presenza di gas negli scavi” – Titolo XI “protezione da atmosfere esplosive” – Allegato IV “requisiti dei luoghi di lavoro”, etc.) e il DPR 177/2011 “regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, a norma dell’articolo 6, comma 8, lettera g), del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81”, sanciscono l’obbligo di adozione di misure di prevenzione del rischio specifico. I rilevatori di gas sono un esempio di strumentazione adatta a soddisfare tale esigenza. Si utilizzano sia prima dell'ingresso in uno spazio confinato, sia mentre si è al suo interno; si differenziano innanzitutto a seconda della loro installazione, fissa o mobile. Gli apparecchi fissi sono installati in luoghi o ambienti ove possono generarsi miscele esplosive, tossiche o asfissianti, a protezione dell’ambiente di lavoro e del personale al suo interno. I rilevatori di gas mobili sono strumenti per la protezione individuale dell’operatore, con la funzione di segnalare la presenza di gas e miscele potenzialmente pericolose. Avvisando precocemente, consentono di disporre di tempi necessari per l’adozione di misure correttive o per l’evacuazione dal luogo a rischio.

I requisiti che devono soddisfare, sono riconducibili ad una facile interpretazione degli avvisi e dei segnali emessi, all’affidabilità, alla compattezza, alla facile installazione e con la possibilità di potersi interfacciare ad altri sistemi di prevenzione. Nel dettaglio, queste caratteristiche si concretizzano anche attraverso:

- un minimo tempo di risposta (tempo che intercorre da quando il sensore viene in contatto con il gas da analizzare a quando l’apparecchio genera sul display il dato di concentrazione, ovvero il segnale di allarme, etc.);

- un range di misura adeguato alle concentrazioni possibili nell’ambiente in esame;

- una adeguata sensibilità (capacità dello strumento di misurare con accuratezza anche minime variazioni di concentrazione);

- una adeguata selettività (capacità dello strumento di rilevare e misurare uno specifico agente chimico o famiglia di agenti chimici senza subire interferenza da parte di altre sostanze);

- una adeguata accuratezza (minima differenza fra la lettura della concentrazione dell’inquinante e l’effettiva concentrazione dello stesso nell’ambiente);

- una adeguata precisione (capacità di fornire misure riproducibili).

Manutenzione ordinaria, tarature e verifiche periodiche di legge sono alla base del buon funzionamento di questi dispositivi.

I gas captati possono essere molteplici:

- Gas infiammabili (acetilene, metano, propano, idrogeno, etc.); in tal caso viene misurato il L.E.L. (limite inferiore di esplosività) quale percentuale in volume di gas pericolosi;

- Gas tossici (monossido di carbonio, acido solforico, cloro, acido cloridrico, acido fluoridrico, ammoniaca, etc.), con la misurazione dei valori riferiti ai rispettivi TWA (esposizione nelle 8 ore) e STEL (esposizione istantanea);

- Gas asfissianti, con misurazione della differenza di ossigeno, quale valore percentuale istantaneo.

Il campo di applicazione può tuttavia essere esteso ad altri tipi di gas, quali anidride carbonica, anidride solforosa, biossido di azoto, idrazina, ozono, arsina, silano, fosfina, diborano, fosgene, ed altri ancora.

I rilevatori sono dotati di sensori, con le seguenti tipologie di funzionamento:

- Sensori catalitici

- Sensori elettrochimici

- Sensori a IR

- Sensori colorimetrici su nastro

I sistemi di rilevazione più diffusi possono essere identificati come “sistemi statici”, e sfruttano la caratteristica del gas di occupare tutto il volume disponibile. Risulta quindi fondamentale la corretta installazione (per i rilevatori di tipo fisso), grazie alla preliminare conoscenza delle principali caratteristiche dei gas potenzialmente presenti, la densità, i possibili punti critici da identificare come punti di immissione, etc.

Nel caso di attivazione del sensore (sempre per la tipologia di tipo fisso), verrà inviato un comando alla centrale di controllo che potrà:

- Lanciare un allarme acustico/luminoso

- Attivare un dispositivo di blocco elettrocomandato per interrompere l’erogazione del gas captato (nel caso di impianti di distribuzione)

- Attivare dispositivi multipli di sicurezza, aspirazioni forzate, blocco o apertura di porte/finestre

- Altri comandi di tipo elettrico

Risulta quindi fondamentale effettuare un controllo accurato dell’atmosfera, prima di accedere allo spazio confinato. Questo intervento può essere realizzato seguendo determinate regole fondamentali, al fine di eseguire una corretta misurazione con l’obbiettivo di poter garantire le migliori condizioni di sicurezza all’interno degli ambienti. Quindi:

- quando si effettua il test dell’atmosfera in uno spazio confinato è importante realizzare le verifiche secondo un preciso ordine (regola fondamentale, qualora non si disponga di un unico analizzatore multigas). Prima di effettuare le misure di altri gas, occorre verificare l’eventuale presenza di una atmosfera corrosiva (al fine di proteggere l’analizzatore in caso di presenza di atmosfera troppo aggressiva); successivamente si deve controllare il livello di ossigeno per assicurarsi di poter fare una corretta misurazione del limite di infiammabilità. Quindi si misura il limite di infiammabilità e infine si effettua la misura della tossicità dell’atmosfera;

- occorre considerare la densità dei gas/vapori: i gas/vapori più pesanti dell’aria (con densità relativa maggiore di 1) tendono a stratificare verso il basso mentre i gas/vapori più leggeri dell’aria (con densità relativa minore di 1) tendono ad accumularsi verso la sommità dello spazio confinato, saturando eventuali spazi a ventilazione naturale impedita. Gas/vapori simili all’aria (con densità relativa prossima ad 1) tendono a disperdersi nell’intera atmosfera a disposizione;

- è opportuno conoscere i limiti del proprio apparecchio di misura (il quale deve essere certificato ATEX, qualora risulti necessario effettuare le misure in aree potenzialmente a rischio di esplosione), riguardo la sensibilità dello strumento, il minimo tempo di risposta, le condizioni di misura e la selettività, la percentuale di aria necessaria per poter effettuare una lettura accurata del limite di infiammabilità, l’effetto sulle letture strumentali di temperature estreme, l’umidità, l’altitudine e la pressione atmosferica. È inoltre necessario conoscere quali siano i gas/vapori che possono interferire con le letture e con una corretta analisi dei dati e quelli che possono danneggiare l’elemento sensibile dello strumento (in genere, spirale di filo di platino riscaldata, ricoperta da uno strato ceramico e superficialmente da un catalizzatore al rodio disperso in un sottostrato di ossido di Torio). Quando si utilizza un analizzatore con tubo di prelievo per effettuare le misure all’ interno dello spazio confinato, occorre considerare il tempo necessario all’aria aspirata per raggiungere il sensore e per la stabilizzazione del segnale;

- è necessaria la conoscenza dei parametri operativi dell’analizzatore, riconducibili a vita media operativa del sensore, numero di pompate necessarie quando si utilizza un misuratore con aspirazione manuale (es. fialette a lettura diretta); tipologia di accessori necessari per il corretto funzionamento in campo;

- molti gas infiammabili sono anche tossici. Il pericolo di esposizione a gas tossici è indipendente dalla concentrazione di ossigeno e dalla presenza di atmosfere infiammabili. Molte atmosfere pericolose, anche quando si riduce la concentrazione di gas infiammabile al di sotto del L.E.L., continuano ad essere tossiche. Analogamente possono verificarsi condizioni per cui l’atmosfera non risulta più tossica, ma rimane il pericolo di infiammabilità;

- alcuni vapori migrano verso l'esterno dello spazio, alla ricerca di aperture. Occorre quindi prestare molta attenzione a questi tipi di sostanze, poiché il pericolo non è presente solo all’interno dello spazio, ma anche in prossimità del punto di accesso. Per questo motivo è necessario affrontare uno spazio confinato con grande cautela, utilizzando cartine al tornasole sensibili al PH e monitor per determinare se dallo spazio confinato fuoriescono gas tossici o infiammabili ad alta tensione di vapore;

- è assolutamente necessario effettuare la calibrazione e lo zero dello strumento di analisi con aria pulita, anche in condizioni operative. Prima di utilizzare un analizzatore, occorre accertare che lo stesso sia correttamente calibrato, che legga 20,9% come percentuale di ossigeno e che sia stato correttamente verificato lo zero del campo di misura di infiammabilità e tossicità;

- è assolutamente necessario effettuare una analisi preliminare attraverso una piccola apertura nello spazio confinato, ponendosi sopravento rispetto all’apertura stessa, durante la misura. Ciò si rende necessario anche per gli interventi di soccorso, con la necessità di ricordare che il gas può accumularsi in corrispondenza del portello di accesso; quindi è opportuno effettuare un’analisi attraverso una piccola apertura prima di aprire completamente il portello di accesso. Restare sopravento aiuta a non essere investiti da gas tossici durante la misurazione; indossare in ogni caso i DPI previsti per le vie respiratorie;

- verificare sempre che le batterie dell’analizzatore abbiano una carica sufficiente per l’utilizzo previsto. È opportuno mettere sotto carica lo strumento dopo ogni utilizzo e verificare lo stato di carica della batteria prima di ogni impiego successivo.

Nel caso si debba verificare uno spazio confinato molto profondo e/o l’area operativa si trovi molto distante dal punto di ingresso/uscita, l’atmosfera interna potrebbe essere stratificata e/o avere concentrazioni diverse in punti differenti. In questo caso la misurazione deve essere effettuata nell’intorno dell’operatore e nei vari punti del percorso per il raggiungimento della postazione di lavoro. Occorre tenere sempre conto del tempo di risposta dell’apparecchio prima di spostarsi da un’area operativa ad un’altra, all’interno dello spazio confinato.

I risultati analitici delle rilevazioni effettuate devono essere registrati sul permesso di lavoro.

È inoltre necessario verificare periodicamente che le condizioni di sicurezza inizialmente rilevate non mutino durante il tempo di permanenza all’interno dell’ambiente; in ogni caso è necessario ripetere le misurazioni prima di rientrare nello spazio confinato a seguito di una sospensione dei lavori.





A cura di: P.I. Marco ANTONIELLI


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