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 Ven 25 Gen 2019

I DPI IN USO NELLE ATTIVITA’ DI BONIFICA DI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO

  amianto , bonifiche , dpi

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Le tematiche connesse con i dispositivi di protezione individuale (DPI), sono affrontate dalle direttive europee recepite nella normativa nazionale con i decreti legislativi n. 475/1992 e n. 626/1994, quest’ultimo abrogato dal D.Lgs. 81/2008, che tratta l’argomento specifico ne Titolo III, capo II.

Ai sensi del D.Lgs.475/1992 i DPI commercializzati a partire dal 1° gennaio 1995 devono essere accompagnati dalla dichiarazione di conformità CE, muniti del marchio CE e della nota informativa (i cosiddetti requisiti essenziali di sicurezza e salute).

I DPI devono essere adeguati ai rischi da prevenire, senza di per sé costituire un rischio aggiuntivo, essere compatibili alle condizioni presenti sul luogo di lavoro e tenere conto delle esigenze ergonomiche e di salute dei lavoratori.

Inoltre devono essere compatibili con gli altri DPI utilizzati contemporaneamente e non escludere la capacità di protezione da altri rischi.

I lavoratori devono essere informati ed addestrati sulle tecniche di rimozione dell’amianto, la pulizia del luogo di lavoro, l’uso delle mascherine respiratorie e degli altri DPI, nonché sulle corrette modalità di decontaminazione.

Con riferimento poi al settore specifico dei lavori di bonifica da amianto i principali DPI da utilizzare sono:

a. indumenti, tute integrali monouso con cappuccio;

b. guanti di protezione;

c. calzari a perdere;

d. DPI delle vie respiratorie.


Indumenti protettivi

Gli indumenti da utilizzare nel corso delle bonifiche di amianto devono limitare il più possibile l’esposizione del corpo all’ambiente inquinato.

I principali DPI da utilizzare sono:

La tuta intera: deve essere di tessuto preferibilmente liscio al fine di non trattenere le fibre (sono sconsigliate le tute in materiale poroso), completa di cappuccio, non avere tasche esterne, chiusa (o chiudibile) ai polsi e alle caviglie con elastici o nastro adesivo.

In merito al tessuto ed alla riutilizzabilità della tuta di protezione vanno distinte tre principali tipologie:

- Tuta monouso di carta, di tela plastificata o in tyvek: questi indumenti se da un lato risultano igienicamente più adatti alle bonifiche, in quanto non devono essere rilavati, dall’altro posseggono una scarsa traspirabilità (sono sconsigliabili per bonifiche in zone dove si sviluppano alte temperature) e si rompono facilmente (quindi sono sconsigliabili anche per interventi ove vi sia un possibile contatto con materiale tagliente); va precisato che tutte le volte che si abbandona la zona di lavoro, è necessario smaltire tali indumenti come materiale contenente amianto e l’operatore al rientro, dovrà indossare una nuova tuta;

- Tuta di cotone o altro tessuto a tessitura compatta: tale indumento può essere monouso o riutilizzabile; quest’ultimo tipo (di cotone trattato o goretex) prima di essere riutilizzato deve essere aspirato accuratamente a fine turno, riposto in contenitori chiusi e lavato prima del suo riutilizzo a cura dell’impresa o di una lavanderia attrezzata; si ritiene in ogni caso che questo tipo di trattamento non garantisca la totale decontaminazione della tuta;

Tuta impermeabile: questo tipo di DPI può essere riutilizzato più volte e, dopo l’accurata pulizia eseguita in doccia, deve essere riposto a fine turno in un box protetto all’interno del cantiere.

Va precisato che l’abbigliamento intimo da indossare sotto la tuta deve essere ridotto al minimo con slip, calzini e magliette possibilmente monouso.

Gli stivali in gomma o le calzature antiscivolo devono essere facilmente lavabili e abbastanza alti da essere coperti dai pantaloni della tuta.

L’alternativa agli stivali sono i calzari a perdere, che spesso però risultano scivolosi sulle superfici bagnate; tale pericolosità può essere ridotta dai copriscarpe con solette in polietilene.

I guanti da utilizzare nelle bonifiche di amianto devono essere impermeabili, di tipo a manichetta lunga ed in grado di garantire una sufficiente resistenza alle sollecitazioni meccaniche; al di sotto dei guanti è consigliato l’utilizzo di sottoguanti in cotone.

I dispositivi di protezione individuali per le vie respiratorie

In tutte le lavorazioni durante le quali i rischi inerenti all’esposizione a polveri e fibre non possono essere evitati o sufficientemente limitati mediante l’adozione di misure tecniche di prevenzione o mezzi di protezione collettiva, il datore di lavoro è tenuto a fornire ai lavoratori idonei dispositivi di protezione individuale per le vie respiratorie (apparecchi di protezione delle vie respiratorie o respiratori).

Tutti gli apparecchi di protezione delle vie respiratorie appartengono ai DPI di terza categoria, destinati a salvaguardare da rischi di morte o di lesioni gravi e di carattere permanente. Per questi dispositivi di protezione individuale, oltre all’attività d’informazione e formazione, è obbligatorio prevedere per gli utilizzatori un adeguato addestramento.

La scelta del respiratore deve essere fatta tenendo presente il grado di protezione richiesto in relazione alla concentrazione dell’inquinante.

In particolare, l’articolo 251, comma1, lettera b, del D.Lgs. 81/2008 prevede che i DPI per le vie respiratorie debbano garantire una concentrazione di fibre nell’aria respirata non superiore ad 1/10 del valore limite, fissato a 0,1 fibre per cm3 di aria e misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di 8 ore.

I DPI per le vie respiratorie consistono in:

- respiratori isolanti (indipendenti dall’aria ambiente);

- respiratori a filtro (attingono l’aria dall’ambiente).

I respiratori isolanti possono essere:

collegati: questi respiratori sono dotati di una sorgente d’ aria non inquinata (a flusso continuo o a flusso a domanda);

autorespiratori con bombola di aria compressa (a circuito aperto) o con ossigeno (a circuito chiuso).

A loro volta gli autorespiratori si distinguono nei tipi:

- senza filtro, collegati ad una bomboletta d’aria con autonomia limitata;

- con filtro, (per fumi d’incendio) o con filtri assoluti.

Un respiratore a filtro è formato da un facciale (semimaschera, boccaglio, maschera intera, semimaschera filtrante) dotata di un sottofiltrante per bloccare gli aerosol solidi e/o liquidi (filtri antiparticelle), i gas o vapori (filtri antigas), o entrambi (filtri combinati).

I requisiti delle maschere in particolare, esse devono:

- rispondere a criteri di ergonomia;

- fornire elevati livelli di protezione;

- essere innocue, leggere, solide, fornite di spiegazioni d’uso;

- non limitare il campo visivo e la vista, essere compatibili con l’uso di occhiali;

- essere dotate di filtri facilmente montabili e smontabili.

Per ciò che concerne poi i tipi di maschere, esse possono essere del tipo:

- intera, vale a dire che copre tutto il viso e deve essere usata con filtri che non pesano >600 gr. e con perdita di tenuta <0,2%;

- semimaschera che copre naso e bocca, deve essere usata con filtri <300 gr., con perdita totale di tenuta <0,2%;

- boccaglio consistente in un’apparecchiatura stretta tra le labbra, non adatto a protesi completa, associato a stringi naso, perdita di tenuta <0,2%;

- facciali filtranti, con filtro tutt’uno con semimaschera, perdita totale <25% per FF1, <10% per FF2, <3% per FF3.

In materia di DPI le norme armonizzate, per le quali vige la presunzione di conformità ai requisiti essenziali, sono elaborate dal CEN. In tali norme vengono fissati i massimi valori ammessi sia per la penetrazione iniziale attraverso i filtri antipolvere (classi P1, P2 e P3) sia per la perdita verso l’interno imputabile al facciale ed eventualmente ad altri componenti.

In base alla capacità di penetrazione di un aerosol, i filtri vengono classificati in:

- P1 - penetrazione inferiore al 20% (bassa efficienza);

- P2 - penetrazione inferiore al 6% (media efficienza);

- P3 - penetrazione inferiore allo 0,05% (alta efficienza).

A secondo delle destinazioni d’uso (polveri, gas, vapori, ecc.) i filtri hanno delle lettere che li contrassegnano, e sono di diversi colori.

Con riferimento alle maschere per amianto, esse devono possedere le seguenti caratteristiche:

- filtro antipolvere tipo P3 a facciale totale;

- fattore di protezione non inferiore a 400.

In genere si dimostrano migliori gli autorespiratori o maschere collegate con sorgente d’aria non contaminata mantenuta in sovrapressione.

Assodato che all’interno del facciale è comunque presente una certa concentrazione di inquinante dovuta sia alla penetrazione attraverso i filtri antipolvere, sia alle perdite verso l’interno imputabili al facciale e ad altri componenti, sono stati stabiliti i seguenti fattori:

- fattore di protezione (FP): è il rapporto fra la concentrazione dell’inquinante nell’aria ambiente e quella presente all’interno del facciale, all’altezza delle vie respiratorie dell’utilizzatore;

- fattore di protezione nominale (FPN): è il valore del fattore di protezione quando la penetrazione attraverso i filtri e le perdite verso l’interno assumono i massimi valori consentiti dalle norme;

- fattore di protezione operativo (FPO): è il valore che, sulla base di dati sperimentali e di considerazioni cautelative, viene attribuito al fattore di protezione per la scelta di un respiratore da utilizzare nell’ambiente di lavoro.

Si ritiene utile specificare quanto segue:

- il fattore di protezione è per definizione il parametro che esprime l’entità della protezione che il respiratore offre all’utilizzatore;

- il fattore di protezione nominale è il valore del fattore di protezione che deve essere garantito in sede di certificazione, da parte degli organismi di controllo, con prove di laboratorio standardizzate e quindi riproducibili;

- il fattore di protezione operativo è valore del fattore di protezione da utilizzare nella pratica operativa dell’ambiente di lavoro: tale valore – sempre inferiore o al massimo uguale al valore del fattore di protezione nominale – ha lo scopo di tenere prudenzialmente in considerazione le problematiche dovute alle specifiche diversità degli ambienti di lavoro, le esigenze di mobilità dell’operatore, l’accuratezza con cui è indossato il respiratore, ecc.; ciò vale soprattutto per i dispositivi ai quali sono associati i più alti valori della protezione.

La Tabella 1 (cfr. allegato) indica i valori FPN e FPO per i diversi tipi di respiratore

La relazione che fornisce la concentrazione massima di amianto alla quale si può essere esposti, in funzione del fattore di protezione operativo del respiratore e del valore limite di esposizione adottato per l’amianto (0,1 fibre/cm3), in accordo a quanto definito dall’articolo 251 del D.Lgs. 81/2008, è la seguente:

Concentrazione massima alla quale si può essere esposti = FPO x VLE / 10

ove con VLE si è indicato il valore limite di esposizione adottato. Equivalentemente possiamo dire che la concentrazione di amianto nell’aria filtrata (interno maschera), si ottiene dividendo la concentrazione misurata nell’aria ambiente per il FPO (tale risultato deve essere non superiore ad 1/10 del VLE).

Se prendiamo in considerazione ad esempio la crocidolite (VLE=0,1 fibre/cm3), il fattore di protezione operativo relativo alla combinazione semimaschera con filtro P3 indica che un tale respiratore fornirà all’utilizzatore una garanzia di protezione fino alla concentrazione di:

30 x 0,1 / 10 = 0,3 ff/cm3             pari a    300 ff/litro

Con il medesimo calcolo, si otterrà che l’impiego di una maschera intera con filtro P3, o di un elettrorespiratore di classe 3 per uso con maschera, potrà invece garantire fino alla concentrazione di 4.000 ff/litro.

Per i lavori di bonifica, durante i quali vengono di solito raggiunte concentrazioni elevate di fibre di amianto, sono normalmente utilizzati (anche in relazione alle più favorevoli condizioni microclimatiche per l’utilizzatore) gli elettrorespiratori THP3 e TMP3. Se questi risultassero insufficienti per la garanzia di protezione che si deve raggiungere dovranno allora essere impiegati, come accennato in precedenza, i respiratori isolanti con i quali può essere raggiunto un valore del fattore di protezione operativo pari a 1000.

Per lavorazioni saltuarie (generalmente manutenzioni o riparazioni circoscritte) alle quali non sia associato un elevato rilascio di fibre, l’uso di una semimaschera con filtro P3 offre sufficienti garanzie anche in relazione ad eventuali imprevisti che possano provocare significative – ma temporanee – concentrazioni di fibre di amianto nell’ambiente.

Per una completa descrizione della casistica degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie si rimanda alle norme armonizzate UNI EN 133 (1991) e UNI EN 134 (1991).

Per un indirizzo più generale e completo in relazione alla scelta e all’uso degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie si indica la norma UNI 10720:

“Guida alla scelta e all’uso degli apparecchi di protezione delle vie respiratorie” (1998).

La tabella 2 (cfr. allegato) indica alcuni esempi di bonifiche d’amianto, indicando per ciascuno le relative concentrazioni d’amianto e le protezioni respiratorie suggerite (dati INAIL).

Un aspetto molto importante che non deve essere trascurato, è la corretta manutenzione dei dispositivi di protezione respiratoria.

A tale scopo è necessario che il Responsabile del cantiere di bonifica sottoponga questi DPI ad una regolare manutenzione e riparazione secondo quanto descritto nell’allegato libretto delle istruzioni.

Dovrà infatti essere predisposto in cantiere un registro (contrassegnati singolarmente e per i componenti che li costituiscono) sul quale annotare, all’inizio di ogni giornata lavorativa, l’esito della prova di portata effettuata con un flussometro adeguato, la verifica dello stato di efficienza della batteria, la prova di tenuta degli eventuali filtri nuovi e l’esame visivo sull’integrità dei componenti del respiratore.

Sul registro di cui sopra dovranno inoltre essere annotate le ore di utilizzo, il valore della portata e l’esito del controllo di funzionalità.

La nota informativa del fabbricante

Se il decreto legislativo n. 81/2008 impone l’informazione, la formazione e l’addestramento per l’utilizzo dei DPI, è buona norma che ogni lavoratore legga e custodisca la nota informativa del fabbricante per ogni DPI che ha in uso.

La nota informativa preparata e rilasciata obbligatoriamente dal fabbricante per i DPI immessi sul mercato deve contenere, oltre al nome e all’indirizzo del fabbricante o del suo mandatario nella Comunità, ogni informazione utile concernente:

- le istruzioni di deposito, di impiego, di pulizia, di manutenzione, di revisione e di disinfezione. I prodotti di pulizia, di manutenzione o di disinfezione consigliati dal fabbricante non devono avere nell’ambito delle loro modalità di uso alcun effetto nocivo per i DPI o per l’utilizzatore;

- le prestazioni ottenute agli esami tecnici effettuati per verificare i livelli o le classi di protezione dei DPI;

- gli accessori utilizzabili con i DPI e le caratteristiche dei pezzi di ricambio appropriati;

- le classi di protezione adeguate a diversi livelli di rischio e i corrispondenti limiti di utilizzazione

- la data o il termine di scadenza dei DPI o di alcuni dei loro componenti;

- il tipo di imballaggio appropriato per il trasporto dei DPI;

- il significato della marcatura, se questa esiste;

- se del caso, i riferimenti delle direttive applicate conformemente all’articolo;

- nome, indirizzo, numero di identificazione degli organismi notificati che intervengono nella fase di certificazione dei DPI.

La nota informativa deve essere redatta in modo preciso, comprensibile e almeno nella o nelle lingue ufficiali dello Stato membro destinatario.

- Nome del marchio depositato;

- Logo del produttore dell’indumento;

- Identificazione del modello;

- Norme EN applicate;

- Marcatura CE;

- Pittogrammi indicanti rispettivamente la Protezione contro i Pericoli chimici e la Protezione contro le Scariche Elettrostatiche;

Tipi di Protezione:

- Tipo 1: a tenuta stagna di gas;

- Tipo 2: a tenuta non stagna di gas;

- Tipo 3: a tenuta di liquidi;

- Tipo 4: a tenuta di spruzzi (spray);

- Tipo 5: a tenuta di polvere;

- Tipo 6: a tenuta limitata di schizzi liquidi.

Misure del corpo e taglie corrispondenti;

Consultare le “Istruzioni per l’uso”;

Rispettivamente: non lavare, non stirare, non asciugare con asciugatori, non lavare a secco, infiammabile (il Tyvek fonde a 135° C).

In ogni caso, l’uso dei DPI per le vie respiratorie non può essere permanente e la sua durata, per ogni lavoratore, deve essere limitata al minimo strettamente necessario.

In particolare, l’impiego deve essere intervallato da periodi di riposo adeguati all’impegno fisico richiesto dal lavoro.

Al fine di soddisfare queste condizioni (richieste dall’articolo 251 del D.Lgs. 81/2008) devono essere prese in considerazione parecchie variabili, fra le quali, almeno:

- le caratteristiche del DPI adottato;

- la tipologia e le modalità di effettuazione della specifica attività;

- la temperatura dell’ambiente di lavoro.





A cura di: P.I. Marco ANTONIELLI


ALLEGATI
  Allegato: Tabelle

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