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Pape Satàn, pape Satàn aleppe!,
cominciò Pluto con la voce chioccia;
e quel savio gentil, che tutto seppe,
disse per confortarmi: Non ti noccia
la tua paura; ché, poder ch'elli abbia,
non ci torrà lo scender questa roccia.

- Dante Alighieri, Divina Commedia - Inferno, VII, vv. 1-6

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 Ven 26 Ott 2018

ATEX: LA NUOVA CEI EN 60079-10-1:2016 IN VIGORE DAL 13 OTTOBRE

  atex , valutazione dei rischi

Immagine

In vigore dal 13 ottobre 2018 il nuovo standard di classificazione delle zone a rischio di esplosione per presenza di gas e vapori infiammabili, pubblicato dal CEI nel marzo 2016 come CEI EN 60079-10-1:2016, che sostituisce completamente la precedente CEI EN 60079-10-1:2010.

La vecchia CEI EN 60079-10-1:2010 (così come le due precedenti edizioni, rispettivamente del 1996 e del 2004) non costituiva, da solo, strumento sufficiente per la classificazione delle zone a rischio di esplosione. Per questo motivo vari stati membri dell’UE emanarono, in relazione alla EN 60079-10-1 Ed.1, delle linee guida applicative per le classificazioni nazionali (in Italia furono le norme CEI 31-35 e CEI 31-35/A). Da qui l’esigenza, per l’IEC prima ed il CENELEC poi, di elaborare un nuovo standard normativo in grado di autosostenersi.

La nuova norma tecnica riporta, quindi, modifiche sostanziali rispetto al documento precedente, soprattutto per quanto riguarda le tecniche di classificazione. Si tratta di uno standard di riferimento completamente rinnovato.

Di seguito le principali novità:

- introduzione di nuovi termini e definizioni (es. estensione della zona, concentrazione di campo lontano, miscela ibrida, ecc.); rispetto alla precedente edizione della norma i parametri LEL e UEL (limite inferiore e superiore di esplosività) sono stati sostituiti da LFL e UFL (limite inferiore e superiore di infiammabilità);

- introduzione di metodologie alternative per la classificazione delle zone (per sorgenti di emissione, con codici e standard nazionali o attraverso metodologie semplificate);

- aggiornamento dei modelli di calcolo delle portate di rilascio delle sostanze (es. valutazione del grado di emissione, dimensioni dei fori di guasto, portata delle sorgenti di emissione di gas subsoniche/soniche, portata delle sorgenti di emissione da pozza, ecc.);

- nuovo approccio di classificazione basato sul grado di diluizione invece del “vecchio” grado di ventilazione e stima quantitativa dell’ampiezza della zona pericolosa basata su nomogrammi (superamento del concetto di Vz, il volume ipotetico di atmosfera esplosiva, parametro chiave della precedente procedura di classificazione).

Sono presenti nuovi allegati relativi all’idrogeno e alle miscele ibride (polveri o fibre combustibili miste a gas o vapori infiammabili) e un allegato con equazioni supplementari per la stima della diluizione, in aria, della sostanza infiammabile (tempo di diluizione).

Altre importanti novità sono rappresentate da esempi di calcolo e di classificazione delle zone pericolose e da utili riferimenti a codici industriali e norme nazionali accettati per la classificazione delle zone a rischio di esplosione (dove la loro applicazione alla particolare situazione può essere chiaramente dimostrata).

Infine una novità di particolare rilievo del nuovo testo normativo riguarda le competenze necessarie per chi esegue la classificazione delle zone a rischio di esplosione, riassumibili in:

- conoscenza dell’importanza e del significato delle specifiche proprietà delle sostanze infiammabili;

- conoscenza dei principi relativi al rilascio e dispersione dei gas e dei vapori infiammabili;

- conoscenza di processi e apparecchiature.

In alcuni casi risulta necessario un aggiornamento periodico della formazione specifica in tema di classificazione delle zone a rischio di esplosione.

Come la precedente versione, anche questa norma prevede casi di esclusione dall’ambito di applicazione:

- miniere con possibile presenza di grisou;

- luoghi di trattamento e produzione di esplosivi;

- luoghi dove il pericolo può manifestarsi per la presenza di polveri o fibre combustibili (i principi della norma possono tuttavia essere usati in presenza di miscele ibride; si veda inoltre la norma CEI EN 60079-10-2);

- guasti catastrofici o rari malfunzionamenti non compresi nel concetto di anormalità trattato in questa norma;

- applicazioni commerciali e industriali in cui è utilizzato solo gas a bassa pressione (es. apparecchi di cottura, riscaldatori di acqua, ecc.) e l’installazione soddisfa i requisiti di regole e codici relativi al gas;

- locali adibiti ad uso medico;

- ambienti domestici.





A cura di: Ing. Riccardo BESSONE


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