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Non ho voglia di tuffarmi
in un gomitolo di strade
Ho tanta stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi cosi
come una cosa posata
in un angolo
e dimenticata
Qui non si sente altro
che il caldo buono
Sto con le quattro
capriole di fumo
del focolare

- Natale (Giuseppe Ungaretti)

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 Gio 16 Feb 2017

ISPRA – DIOSSINE, FURANI E POLICLOROBIFENILI – INDAGINE AMBIENTALE NELLA REGIONE CAMPANIA

  ambiente , ISPRA

Immagine

La Legge 133/2008 (G.U. n. 195 del 21 agosto 2008) ha istituito l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

L’ISPRA svolge le funzioni che erano proprie dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (ex APAT), dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (ex INFS) e dell’Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare (ex ICRAM).

Pare utile lasciare ai lettori gli approfondimenti ritenuti di peculiare interesse (ISPRA, Quaderni - Laboratorio n. 1/2012 “DIOSSINE, FURANI E POLICLOROBIFENILI - Indagine ambientale nella Regione Campania”), riprendendo nella news alcuni stralci della presentazione, a firma del Prof. Bernardo De Bernardinis (presidente ISPRA).

Nel 2001 il Ministero della Salute, in ottemperanza alla Direttiva 96/23/CE del 29 aprile 1996 concernente “Misure di controllo su talune sostanze e sui loro residui negli animali vivi e nei loro prodotti”, ha dato avvio ad un Piano di sorveglianza esteso all’intero territorio nazionale, finalizzato alla ricerca di dette sostanze in animali vivi e nei relativi prodotti delle attività agro-zootecniche e alimentari.

Nello svolgimento di tale Piano fu rinvenuta la presenza di diossine e furani in concentrazioni superiori a quelle ammissibili (secondo il Regolamento Reg. CE 2375/01) in alcuni campioni di latte prelevati in allevamenti siti sul territorio della regione Campania.

Gli anni successivi videro l’amministrazione regionale campana impegnata in attività di indagine nel comparto agroalimentare che condussero al sequestro di 39 aziende nella Provincia di Caserta e 14 in quella di Napoli e all’abbattimento di circa 10.000 ovini, 2.776 bovini, 145 capi bufalini e 45 caprini, nonché alla termodistruzione di circa 8.000 tonnellate di latte.

Si convenne anche sull’opportunità di svolgere indagini ambientali al fine di pervenire ad una sintesi della situazione che comprendesse le problematiche sia sanitarie che, appunto, ambientali.



La gravità della situazione ambientale per la regione Campania era resa ancor più evidente dalla contemporanea sussistenza dell’emergenza rifiuti.

Si può pertanto comprendere quanto complesso fosse il compito attribuito all’Istituto.

La problematicità del mandato era determinata soprattutto dai pochi precedenti di indagini caratterizzate da una grande estensione territoriale (circa 13.595 km2), da contaminanti complessi (diossine, furani ed alcuni policlorobifenili), rientranti in tre delle dodici classi di inquinanti organici persistenti (POP), riconosciute a livello internazionale dall’UNEP, particolarmente stabili, di pressoché di esclusiva origine antropica, nocivi per l’ambiente e tossici per l’uomo.



Sono stati effettuati centinaia di prelievi su numerose matrici (suoli, acque, sedimenti, aria, vegetali, ittiofauna, ceneri da incendi), sono state eseguite, per ogni campione, analisi chimiche riguardanti 29 congeneri tra diossine e furani e DLPCB, analisi granulometriche dei suoli, eseguiti centinaia di sopralluoghi, redatti molteplici documenti tecnico scientifici, effettuate numerose ed affollate riunioni a Roma, Caserta, Napoli.

Questi gli elementi salienti del complesso programma di indagine che ci ha visti impegnati per oltre un lustro e che sono sinteticamente descritti in questo documento.

Il principale risultato che sembra possa trarsi è che la situazione ambientale riguardante le diossine della Campania non si presenta con elementi di specificità tali da differenziarla da territori simili per estensione ed antropizzazione.


Questo non significa che vada tutto bene.

Sono stati riscontrati superamenti dei limiti di legge sui suoli di non pochi siti.

Alcune aree hanno richiesto approfondimenti e si è riscontrata una pratica diffusa di incendi di materiali di varia natura, ma la situazione generale non induce particolare preoccupazione almeno nel breve-medio periodo.


Mi sembra una conclusione positiva, soprattutto se si considera il punto di partenza non proprio incoraggiante e le pessimistiche aspettative che da esso scaturivano.





A cura di: Dott. Flavio PORTESIO


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